Ve ne sono anche quattro di Fondi, una di Itri ed unaltra di Monte San Biagio tra le ventisette agenzie di scommesse della societ britannica Stanley Betting chiuse nei giorni scorsi dalla Polizia amministrativa della Questura di Latina.Un clamoroso provvedimento, attuato in base ad una recente sentenza del Consiglio di Stato, che ha praticamente ribaltato quanto deciso in precedenza dal Tribunale Amministrativo dellAbbruzzo, regione in cui ha sede la rappresentanza italiana della Stanley.
La sentenza dei giudici amministrativi dappello ha in sostanza stabilito non solo che scommettere in queste agenzie vietato, ma anche che le suddette ricevitorie sono illegali e vanno dunque chiuse.
La Stanley si era appellata alle leggi dellUnione Europea, che per ogni Stato applica in relazione a quelle proprie.
In Italia le scommesse sono regolate dal Ministero dellEconomia e delle Finanze; e in particolare dallAmministrazione Autonoma dei Monopoli che ne ha affidato la gestione a tre societ: la Sisal, la Snai e la Lottomatica.
La societ britannica aveva iniziato nel 2003 unarticolata controversia legale ottenendo, come detto, una prima vittoria presso il TAR dellAbbruzzo.
Ne era scaturito il proliferare in tutta Italia di ricevitorie legate al noto bookmaker di Liverpool.
Ma le cose sono radicalmente cambiate qualche settimana fa, quando il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dal Ministero dellInterno.
Cos marted scorso sono scattati i ventisette provvedimenti di chiusura in tutta la provincia, mentre altre tredici agenzie pontine restano momentaneamente aperte perch ancora in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato.
In tre dei ventisette casi - di cui uno proprio a Fondi e un altro ad Itri - oltre al provvedimento amministrativo sono scattati anche il sequestro dellattivit e la denuncia penale dei gestori che avevano continuato ad operare nonostante lordinanza di chiusura notificata dalla Questura.
La vicenda giudiziaria sembra comunque destinata a non terminare qui. La Stanley ha infatti preannunciato un nuovo ricorso, questa volta alla Corte di Giustizia Europea.
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a cura di la Redazione
pubblicato il 10/12/2006 Ore 14:26