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Ripercorse in aula la genesi e le varie tappe dell’inchiesta Damasco 2. Ieri, davanti al Tribunale di Latina, per sette ore è stato ascoltato il maresciallo Saverio Guida del Nucleo investigativo provinciale dell’Arma, l’investigatore che ha seguito dall’inizio le indagini che hanno portato all’attuale processo, volto a far luce su una presunta associazione mafiosa in grado di condizionare il Comune di Fondi e il Mof.Il pm dell’Antimafia di Roma, Maria Cristina Palaia, e le difese hanno fatto numerose domande al maresciallo sul filone investigativo che ha dato il nome all’inchiesta, ovvero quello partito da accertamenti sulle attività del siriano Bouzan Hassan, poi uscito di scena, e degli attuali imputati Carmelo Tripodo e Aldo Trani. L’investigatore ha ricordato come ben presto l’attività del Nucleo investigativo si è concentrata sui rapporti tra i presunti mafiosi e l’allora assessore comunale ai lavori pubblici, Riccardo Izzi. Il politico, anche lui imputato, secondo gli inquirenti sarebbe stato l’uomo che avrebbe favorito le infiltrazioni mafiose in Comune, facendo ottenere alla ditta di pompe funebri Parravano-Trani e a quella di pulizie Lazio Net Service di Tripodo una serie di appalti e di pagamenti anticipati rispetto ad altre società. Il maresciallo Guida ha cercato di confermare tale ipotesi sulla scorta delle intercettazioni telefoniche effettuate e dei documenti acquisiti a Palazzo, evidenziando anche l’apporto che a condotte illecite avrebbero dato alcuni funzionari comunali finiti sotto accusa. Dichiarazioni che hanno portato le difese a sollevare numerose eccezioni e alcuni imputati a rumoreggiare, costringendo spesso il presidente del collegio giudicante, il giudice Lucia Aielli, a intervenire per garantire l’ordine. Lungo anche l’esame relativamente a una serie di reati contro la pubblica amministrazione contestati, tra gli altri, a dei tecnici, relativamente soprattutto a tentativi di far passare sotto silenzio abusi edilizi. E domande sui rapporti tra Izzi e l’immobiliarista Massimo Anastasio Di Fazio, detto Peticone, già condannato in Damasco 1 per usura.
Tre ore e mezza per le domande del pubblico ministero e altrettante, nel pomeriggio, per quelle delle difese. A concludere l’udienza è stato un intervento dell’avvocato Angelo Palmieri che, tra l’altro, ha chiesto al maresciallo Guida se avesse mai sorpreso gli imputati in flagranza di reato o se avesse mai accertato minacce o intimidazioni fatte da Tripodo per ottenere qualcosa, come è tipico della condotta mafiosa. Quesiti a cui l’investigatore ha risposto negativamente. Si torna in aula martedì per ascoltare altri carabinieri del Nucleo investigativo provinciale.
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a cura di C. Pistilli - La Provincia
pubblicato il 04/03/2011 Ore 12:41