Alla presenza di un discreto numero di cittadini e di alcuni rappresentanti dell'opposizione, si è tenuta ieri, presso il centro multimediale Di Sarra di Fondi, l'assemblea pubblica per discutere sul nuovo Piano Paesistico Territoriale Regionale, con gli interventi...dell'assessore all'urbanistica del Comune di Fondi Salvatore De Meo, del sindaco Luigi Parisella e del dirigente ufficio urbanistica del comune di Fondi, l'architetto Tino Di Marco. Dopo una breve delucidazione sulla normativa in vigore circa l'adozione di un piano paesistico regionale, l'assessore all'urbanistica De Meo ha voluto subito chiarire che il ricorso al Tar è stato presentato dal comune di Fondi “non perché contrari al Piano in sé, ma perché ci siamo sentiti esclusi da un momento importante dello stesso, quello redazionale, di fatto preclusi al diritto di governo del territorio. Inoltre la cartografia di base utilizzata risulta non corrispondente alla realtà dei fatti, in quanto risalente a diversi anni fa; ma comunque solo interpellando i diversi enti locali si possono conoscere bene i loro processi di sviluppo”. “Questa pianificazione della Regione – ha concluso De Meo – non è condivisa anche da molti privati e di fatto vincola il nostro territorio ad uno sviluppo esclusivamente agricolo: noi invece abbiamo il diritto di svilupparci anche in altri settori, turismo incluso”. Va invece subito giù duro il sindaco di Fondi Luigi Parisella: “La potestà nella pianificazione dei territori spetta senza ombra di dubbio ai Comuni, come recitano anche le ultime modifiche al titolo V della Costituzione italiana. Comuni, Province e Regioni sono sullo stesso piano, ma a quanto pare non tutti lo hanno capito. In pratica – argomenta il sindaco – invece di completare l'iter del Piano Regolatore del 1986 ce ne presentano uno totalmente nuovo, diverso, perdipiù redatto in maniera pedestre e stalinista, cioè calato direttamente dall'alto. Questo nuovo Piano paesistico regionale pone vincoli abnormi, svarioni che gridano vendetta in quanto la cartografia risale addirittura a 20 anni fa e, essendo in scala 1:25.000 non riesce, ad esempio, nemmeno a distinguere se una ferrovia passa a raso o sotto una galleria”. “Ma lo svarione più incredibile – continua Parisella – riguarda le Spinete che, evidentemente, 20 anni fa non erano sviluppate come oggi, ma che sono state comunque classificate come 'zona agricola di pregio'”. E poi ancora il sindaco si infervora sulla questione della fascia costiera fondana: “Lì le nostre speranze di un futuro sviluppo turistico svaniscono di fronte ad un piano paesistico che non prevede nessun comparto edificatorio”. Gli stessi vincoli riguardano poi anche la via Appia (100 metri a destra e a sinistra) e il Pedemontano (150 metri da ambo i lati). “Mi piacerebbe – ha concluso Parisella – avviare un'indagine su quanto è costato questo piano che non serve assolutamente a nulla, ma solo a tagliare le gambe a questa città che con tanta fatica è riuscita a restituire alla fruizione pubblica, grazie alle varie demolizioni, circa 1 Km di costa. Infine “lo stesso ricorso presentato dal Comune di Fondi è stato impugnato da una quindicina di comuni nella Provincia di Latina, e lo stesso vale per le Province di Rieti, Viterbo e Frosinone. Noi siamo d'accordo con vincoli paesistici reali, sappiamo che rispettare l'ambiente oggi è fondamentale, ma allora perchè a Roma, sul raccordo anulare, stanno edificando su quello che dovrebbe essere vede pubblico?”. L'ultimo riferimento del sindaco è diretto a Marrazzo: “Se si dichiara il Presidente di tutti, che lo sia veramente”. Per ultimo all'Assemblea pubblica di ieri è intervenuto l'architetto Tino Di Marco, dirigente dell'ufficio urbanistico del comune di Fondi, che ha parlato di “indecifrabilità e superficialità del Piano”, il quale “impedisce di presentare varianti: è un piano chiuso, ma, attenzione, non è elastico neanche per la Regione”. Infine, ha concluso l'architetto Di Marco, “siamo la prima Regione ad aver approvato in tutta fretta un Piano Paesistico secondo il recente decreto Urbani, il quale prevede comunque di convenire prima con gli enti locali tramite delega. È sconcertante che alcune zone, oggi già soggette a demolizioni, siano state definite 'di recupero'”. L'assemblea pubblica di ieri sembra dunque chiarire tutte le intenzioni del comune di Fondi che, insieme anche ad altri comuni del comprensorio, tra cui Sperlonga ed Itri, ha presentato ricorso al Tar per gridare alla Regione i propri diritti ad uno sviluppo economico senza bastoni tra le ruote.
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a cura di Simone di Biasio
pubblicato il 10/05/2008 Ore 14:38