In primo piano ovviamente la clamorosa operazione denominata “Damasco”, il blitz effettuato all’alba di mercoledì a Fondi dai Carabinieri del comando provinciale di Latina che, come ormai noto, ha portato al fermo di quattro persone accusate di aver praticato usura, con l’aggravante delle modalità mafiose.In attesa dell’esito degli interrogatori di convalida, che il Giudice per le indagini preliminari delegato svolgerà presso il carcere di Latina dove gli indagati si trovano rinchiusi, vanno avanti gli accertamenti dei Carabinieri e della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma che ha condotto l’inchiesta in collaborazione con la Procura della Repubblica pontina. Diversi gli elementi al vaglio. Da sospette compravendite di edifici e terreni ad un prezzo di gran lunga inferiore a quello di mercato, ad alcuni investimenti nel campo immobiliare; da assegni e cambiali, sulle cui modalità di utilizzo potrebbe essere chiamato in causa anche qualche istituto di credito connivente, a persone coinvolte in qualità di prestanome in operazioni finanziarie quantomeno dubbie, compresa l’emissione di false fatture. Le indagini sono insomma tutt’altro che chiuse. E d’altronde gli arresti effettuati mercoledì sarebbero scattati prima del previsto. Il blitz si è infatti reso necessario perché almeno uno degli indagati aveva già prenotato un volo aereo per il Venezuela con partenza proprio per l’altro ieri. Oltre che dall’esame della cospicua documentazione già acquisita, magistrati e militari dell’Arma sperano di avere sostegno anche dalle dichiarazioni di altre presunte vittime dell’usura, invitate a tal proposito ad avere massima fiducia nella giustizia. Per ora in carcere sono finiti un 72enne ex imprenditore ortofrutticolo, legato da vincoli di parentela a presunti affiliati della ndrangheta calabrese, nato in provincia di Reggio Calabria ma da anni residente a Fondi; e tre persone nate e residenti a Fondi. Si tratta di un 39enne titolare di un’agenzia immobiliare con sede sia nel centro cittadino che nella zona costiera, quest’ultima distrutta poco tempo fa da un incendio; di un commerciante 37enne, ex direttore di un supermercato ed attuale gestore di un bar-ristorante; e di un 48enne geometra e piccolo imprenditore edile. Secondo le accuse, il sodalizio prestava soldi a imprenditori e commercianti in difficoltà, chiedendone poi la restituzione con le modalità proprie dell’associazione a delinquere di stampo mafioso e con interessi annui che arrivavano anche al 120 per 100. Un giro d’affari valutato complessivamente intorno ai due milioni di euro, che venivano poi reinvestiti soprattutto in edilizia e speculazioni immobiliari. Il loro arresto è l’epilogo di un’attività di indagine che andava avanti da mesi e che si è basata anche su specifiche denunce presentate da almeno una decina di presunte vittime dell’usura. Il colonnello Leonardo Rotondi, comandante provinciale dei Carabinieri, ha spiegato che "con questa operazione è stato impedito il radicarsi sul territorio di interessi che avrebbero potuto provocare gravi danni attraverso l'assoggettamento a procedure violente di settori dell'economia” ed ha parlato di “arresti importantissimi e strategici per ridare dignità al tessuto socio-economico di Fondi”. Sono stati anche sequestrati circa 250mila euro in contanti ed almeno 300mila euro in assegni e cambiali. Come detto, l’operazione non si può ritenere conclusa e non sono pertanto esclusi, già nelle prossime ore, altri eclatanti sviluppi. Relativamente al possibile collegamento di questi quattro arresti con la recente acquisizione di documenti presso il Comune e con il successivo insediamento della commissione d’accesso e accertamento nominata dal Prefetto di Latina su delega del Ministro dell’interno, gli inquirenti non hanno fornito conferme ufficiali. Ma appare evidente che le questioni siano quantomeno intrecciate.
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a cura di la Redazione
pubblicato il 15/02/2008 Ore 14:47