Si è svolta ieri davanti al Giudice Unico di Terracina Aldo Morgigni la prima udienza del processo a carico del 53enne pastore presunto incendiario, originario della provincia di Frosinone ma residente a Monte San Biagio, che nell’agosto scorso finì agli onori della cronaca nazionale per esser stato arrestato, scarcerato e poi di nuovo arrestato, insieme ad un altro monticellano di 38 anni considerato suo complice, per aver appiccato un rogo in località Fontana San Vito. Due le novità emerse durante l’udienza di ieri. Innanzituttola richiesta della difesa, rappresentata in aula dall’avvocato Angelo Palmieri, di revocare la custodia cautelare in carcere o comunque di disporre i domiciliari per l’imputato. Un’istanza, quella dei possibili domiciliari, che ha trovato d’accordo anche il Pubblico Ministero Miliano. Il Giudice si è riservato di decidere ma è probabile che l’accolga. L’altra novità è che lo stesso PM ha però chiesto che l’imputazione cambi da tentato incendio doloso a incendio doloso consumato. In virtù di questa richiesta gli avvocati dell’imputato hanno chiesto ed ottenuto i cosiddetti termini a difesa per una rivalutazione degli atti. Il processo è stato pertanto aggiornato al prossimo 13 febbraio. In quell’occasione si dovrebbe passare all’ammissione delle prove e alla definizione della lista dei testimoni. Proprio su quest’ultimo aspetto c’è relativa attesa perché l’avvocato Palmieri e la sua collega Maria Teresa Ciotti sarebbero intenzionati ad inserire nella lista nientemeno che l’attuale ministro di giustizia Clemente Mastella. Una decisione sicuramente singolare e per certi versi clamorosa, ma presumibilmente spiegabile col fatto che fu proprio il cosiddetto Guardasigilli a chiedere chiarimenti al Procuratore generale presso la Corte d'Appello di Roma dopo che, a seguito di un precedente fermo avvenuto qualche giorno prima, il 53enne monticellano oggi imputato era stato, come detto, scarcerato e il suo presunto complice solo denunciato a piede libero. Secondo il pubblico ministero che si era occupato inizialmente del caso non c’erano infatti gli estremi per la custodia in carcere. A seguito anche delle violente polemiche, come detto a livello nazionale, il capo della Procura della Repubblica di Latina Giuseppe Mancini dispose subito dopo la nuova carcerazione dei due. Secondo la ricostruzione del Nucleo Investigativo della Forestale che condusse l’operazione, mentre il pastore 53enne era in mezzo alla vegetazione a compiere il misfatto, l’altro lo attendeva in auto per raggiungere poi un altro punto del bosco da ardere. A fungere da artigianali inneschi sarebbero stati degli zampironi visto che in uno zaino dei due arrestati, sequestrato al momento del primo blitz, ne furono trovati una ventina. Secondo quanto si è appreso, i legali difensori sostengono però che il pastore voleva solo ripulire dalle sterpaglie una strada su cui non poteva più passare, mentre il suo presunto complice si è detto estraneo a qualsiasi atto incendiario dichiarando di aver accompagnato semplicemente l’amico senza sapere cosa dovesse fare.
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a cura di la Redazione
pubblicato il 10/01/2008 Ore 14:23