Imprevista novità dopo la decisione del Tribunale del Riesame che ha in sostanza confermato tutte le ordinanze di custodia cautelare per le 37 persone coinvolte nell’indagine “Lazial fresco”, l’ormai nota operazione antidroga portata a termine il 7 maggio scorso dai Carabinieri in diversi centri della provincia di Latina, tra cui in particolare proprio Fondi.Gli stessi Carabinieri hanno infatti notificato nei giorni scorsi, un ulteriore provvedimento restrittivo in carcere al titolare della ditta fondana di autotrasporti nei cui camion-frigo la droga sarebbe arrivata nel nostro comprensorio dai porti di Gaeta e Civitavecchia, e in alcuni casi addirittura dalla Spagna e dalla Germania. L’uomo, un 50enne originario di Minturno già coinvolto in passato in altre inchieste analoghe, stava per essere scarcerato a causa di un errore di notifica della precedente ordinanza. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani, considerando la pericolosità del soggetto ed i gravi indizi di colpevolezza a suo carico emersi dall’indagine dei Carabinieri, ha pertanto richiesto ed ottenuto dal Giudice per le Indagini Preliminari l’emissione di una nuova ordinanza di custodia cautelare. Tranne che per un indagato di Sermoneta al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari, il Tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per le altre trenta persone circa coinvolte nell’inchiesta. I giudici hanno dunque riconosciuto sia la legittimità dei provvedimenti restrittivi sia l’esigenza della loro conferma. Nel corso dell’udienza svoltasi martedì scorso, durata ben sei ore circa, i difensori degli indagati, la quasi totalità dei quali si è avvalsa finora della facoltà di non rispondere, avevano chiesto la revoca delle ordinanze, sostenendo la mancanza di gravi indizi di colpevolezza, soprattutto nei confronti di alcune delle persone coinvolte nel presunto traffico internazionale di stupefacenti. Gli stessi avvocati avevano inoltre espresso rilievi e contestazioni sull’utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, che costituiscono in pratica il principale sostegno all’impianto accusatorio. Di tutt’altro avviso, ovviamente, la Procura della Repubblica e i Carabinieri, che - oltre che sul sequestro di ben 80 chili di hascisc e 40 di cocaina - fanno affidamento proprio sulle intercettazioni ambientali e telefoniche, effettuate nel corso di ben due anni di indagini e considerate di assoluta validità e chiarezza. Come più volte riferito, è stato ampio il clamore suscitato dall’operazione nel nostro comprensorio, visto che dodici delle trentasei persone coinvolte sono residenti tra Fondi, Monte San Biagio e Campodimele.
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a cura di la Redazione
pubblicato il 28/05/2007 Ore 15:10