“Il pomodorino non si ferma mai. Si sposta sempre, da sud a nord e da nord a sud, scavalca l'Appennino, attraversa lo Stretto. Percorre le strade d'Italia e chilometro dopo chilometro il suo prezzo sale, s'impenna”. Inizia così il lungo articolo di oggi a firma Attilio Bolzoni su Repubblica che, da esperto di antimafia, torna a parlare dei prodotti ortofrutticoli di Fondi, nello specifico del “ciliegino” come di “uno dei tanti miracoli della mafia”.Bolzoni ha seguito “quello cresciuto nelle terre del signor Antonio di Fondi, tre ettari in mezzo alla magnifica valle di contrada San Raffaele”, il quale “ha venduto i suoi pomodorini a 85 centesimi il chilo al grande circo dell'orto e della frutta e, tre giorni dopo, li ha ricomprati a 2,58 euro "da Enzo" che ha una piccola bottega sulla provinciale per Sperlonga. Tre volte di più a neanche due chilometri dalle sue serre”. Senza mezzi termini il MOF è definito “Un mercato che non è un mercato: tutto è già scritto, tutto è già deciso. Prezzi e regole, pizzo e truffe. È un pozzo nero”.
“Il ciliegino di Antonio – spiega Bolzoni - l'hanno piazzato a 689 chilometri di distanza da Fondi: l'hanno portato a Milano” poi “è tornato a Fondi a 2,20 euro al chilo”. “I pomodorini di Antonio nella capitale vengono scaricati da un mezzo e caricati su un altro: i camion della camorra. Un cambio che costa altri 250 euro per coprire i soli 120 chilometri che separano Roma dal mercato ortofrutticolo di Fondi”.
Poi il focus generale. “Da dieci anni (il ciliegino) è nelle mani di uomini che si chiamano Francesco Schiavone detto Ciciariello o di Domenico Cataldo detto Mimmuccio 'o mericano o di Antonio Panico detto Paperone. Casalesi. E poi anche calabresi, napoletani, catanesi e palermitani. I rais dell'Ortofrutta”.
Stessa sorte subisce il pomodorino di Vittoria, Ragusa, “caricato e trasportato a Catania, imbarcato su una nave per Napoli, prelevato in Campania da un altro tir, transitato per qualche ora (per l'etichettatura) a Fondi e poi il viaggio all'inverso per ritornare un'altra volta a Vittoria. Più caro e più ammaccato dopo i 1.840 chilometri assicurati dalla premiata ditta Paganese di Costantino Pagano, un campano di San Marcellino che dal 2000 - così scrivono i procuratori di Napoli - 'è il protagonista indiscusso di illecita concorrenza nei mercati ortofrutticoli del Paese'”.
L'attenzione di Bolzoni si sposta dunque su Costantino Pagano, intercettato e riportato da Repubblica: “Per mantenere la Paganese come si sta mantenendo da sette anni non è facile perché se ci sta il problema con quello a Catanzaro andiamo a sparare a Catanzaro... se ci sta il problema con il marocchino a Fondi ed andiamo a sparare al marocchino a Fondi... Una situazione come la Paganese non esiste da nessuna parte, secondo me, in Europa...". Il monopolio assoluto. Come si è ramificata ? Tramite quelle che chiamano "agenzie". “Ce ne sono a Palermo, ce ne sono a Catania, ce ne sono a Gela e a Vittoria. Ma nel centro-sud Italia c'è solo lei, la Paganese per trecento chilometri quadrati”.
Bolzoni conclude la sua inchiesta denunciando che “il giro di affari mafiosi con frutta e verdura è di 7,5 miliardi l'anno” e definisce il ciliegino “un pomodorino completamente mafioso”.
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a cura di La Redazione
pubblicato il 04/06/2010 Ore 13:30